studio marcello parisi

Incontri


Maria Parisi      marzo 2020

Marcello, mio fratellino, era un bambino speciale. Quando abitavamo in Sicilia, dal giorno di S.Caterina, il 25 novembre, cominciava a raccogliere muschi, legnetti, piccoli arbusti, nei prati, lungo i fossati e in spiaggia e iniziava a preparare il Presepe. Era sempre in divenire, questo presepe, lo modificava di volta in volta... così fino a Natale. Era veramente bravissimo e vinse il primo premio per il miglior presepe di tutta la riviera di Messina, aveva sette anni.
La sua vera passione, fin da piccolo, era la pittura, ogni foglio era un tramonto, si nutriva di arte, ma anche di cannoli siciliani, che amava moltissimo.
Devo confessare: era il cocco della famiglia, il più piccolo e l’unico maschio. Mio padre e mia madre lo adoravano, mio padre lo assecondava sempre e lo ha sempre sostenuto dai suoi esordi artistici al suo affermarsi come fashion designer.
Marcello,solare, affettuoso, amante della buona cucina, mi assomigliava molto anche fisicamente, ci accumunava l’entusiasmo per la vita. Il suo estro creativo lo portò ad essere un uomo di successo e a rimanere semplice e spontaneo. Ricordo che un giorno molto triste mi disse: Tu Maria sei una grande donna, hai dato la vita a quattro figli e sei la capostipite della nostra famiglia. Lo sogno spesso e rimarrà nel mio cuore per sempre.


Image

con la sorella Maria



Cornelio Romanò      settembre 2019

Ripensando a Marcello e al nostro percorso, alla nostra amicizia, scrivo qui i miei pensieri. Marcello Parisi, talento artistico naturale.
Ci siamo conosciuti nel 1967, quando entrambi incominciavamo il lavoro per la stampa dei tessuti e la creazione dei disegni.
Erano anni in cui gli stampati costituivano un punto centrale nella moda del settore tessile. Io ero assistente del direttore artistico di una grande azienda, ed ero apprezzato sia come tecnico per la nobilitazione dei tessuti, ma anche per inediti accostamenti di colori (chiamate varianti) soprattutto caratterizzati da tonalità luminose, brillanti.

Negli anni settanta queste varianti rappresentavano una svolta cromatica rispetto al passato, quando dominavano i colori più spenti. Abitualmente il responsabile dello stile, acquistava i disegni presso gli studi, a Como, a Parigi e a Lione, oppure i disegnatori stessi venivano in fabbrica per presentare le loro nuove creazioni.
Un giorno arrivò un giovane, si presentò e chiese di sottoporre i suoi disegni, si trattava dell’inizio del suo percorso per questo settore. Io ero presente, convocato dal mio superiore, Marcello sciolse il rotolo dei disegni ed incominciò a sfogliarli, quando ebbi una reazione indescrivibile un fremito emotivo mi attraversò come un lampo di gioia.
Ciò che mi colpì furono soprattutto i colori, luminosi, puri, gli stessi che avevo dentro di me e che incominciavo ad esprimere sui tessuti. Incredibile, quando abbiamo avuto in seguito l’opportunità di collaborare, Marcello diceva che per rendere al meglio i suoi disegni aveva bisogno di un colorista con le mie capacità, mentre io avevo visto nei colori che lui utilizzava il mio maestro.
Evidentemente le nostre strade si stavano unendo e il tracciato definì un percorso che durò oltre trent’anni, con stima ed amicizia reciproca.

I disegni di Marcello sono stati completamente diversi rispetto a quelli di tutti i disegnatori del settore. Egli evidentemente si distingueva dagli altri non provenendo da scuole specifiche del tessile che curavano molto l’aspetto tecnico, ma limitavano dal punto di vista artistico. Erano anni rivoluzionari per le fantasie della stampa e Marcello contribuì e questo cambiamento.
La nostra collaborazione raggiunse l’apice quando abbiamo lavorato nel campo dell’Alta Moda con Lancetti, Barocco, Balestra, Louis Feraud, oltre che nel settore Pret a Porter con molte firme francesi.
Marcello Parisi sarebbe riuscito ad emergere anche in altri segmenti della moda, talmente è stato evidente il suo talento per l’arte.

Tornando ai disegni per tessuti, Marcello aveva una capacità che non sono mai riuscito a descrivere, a captare qualche segreto.
La sua mano e la sua mente trasmettevano al disegno, ombre e luci, movimenti di forme che apparentemente andavano oltre il perimetro esterno del rettangolo del cartoncino. Fiori, cachemire, righe, geometrici, astratti, cravatterie, effetti speciali: sono stati i temi principali sui quali gli addetti ai lavori cercavano di reinventare.
Argomenti comuni a tutti, ma nelle sue mani assumevano un aspetto nuovo e particolare. Le sue creazioni erano vibranti, le forme e i colori si univano con un legame armonioso che rendevano riconoscibile la sua firma.
Sono certo che dietro a questa sua fertilità creativa, esisteva anche una grande professionalità. Penso che un ruolo fondamentale sia stata anche la continua ricerca sui libri ai quali ha dedicato molto tempo, esempio metodico del rigore che un serio professionista come lui è stato. E’ risaputo che metodo e rigore sono la parte meno visibile, ma indispensabile anche per un grande artista disegnatore come Marcello Parisi.
Penso anche al ruolo fondamentale di Paola che lo ha sempre consigliato, che gli è stata vicina con pazienza e amore infinito.

Un particolare che sottolinea ancora la nostra affinità: Io acquistai a Cassano d’Adda una stamperia, per controllare e fare direttamente la produzione dei tessuti e Marcello sempre a Cassano acquistava una villa antica che con amore e passione ha restaurato.
Questo è avvenuto all’insaputa di entrambi.
E’ stato un puro caso...?
Con affetto


Image

Marcello con Cornelio in stamperia




Marcella Romanò      settembre 2019

Ciao Marcello ti scrivo come tu fossi ancora qui... ma ci sei lo so.
Ogni giorno mi passano sottomano i tuoi disegni e ripenso a quando ancora piccola spiavo te e mio padre parlare, discutere e progettare nuovi colori.
Vi animavate sognando nuove collezioni di tessuti e anticipando tendenze e insoliti accostamenti.
Sentivo l’entusiasmo e la passione per questo vostro lavoro.
Erano serate molto gioiose... ti aspettavo... la tua parlata siciliana i tuoi discorsi sull’arte, gli stilisti la moda mi hanno sempre incuriosita e interessata.
Poi ho deciso anche io dopo l’Accademia di Belle Arti di fare questo mestiere e allora ci si vedeva spesso.
Molti erano i momenti anche con Paola la Biennale di Venezia, la mostra di Burri, Roma e l’alta moda... ma anche la sfilata di Versace... noi quasi infiltrati abbiamo visto il finale... che gioia!!
Ma anche i numerosi pranzi a Milano 2 ad aggiornarci su tutto.
Ora il nostro lavoro è diventato complicato... difficile... la stampa digitale, la concorrenza e io continuo a farlo, a volte con molta fatica ma ancora con grande passione.
E ogni volta che apro i cassetti dell’archivio tu vieni fuori sempre... mi parli e mi dai coraggio.
Un abbraccio


Image

Marcella Romanò



Elisabetta Romanò      settembre 2019

Quando ero piccola sentivo spesso nominare Marcello, mio papà parlava quasi sempre di lavoro e sì... Marcello era l’amico del lavoro.
Noi abitavamo in provincia di Como, i miei genitori vivono ancora in quella grande casa di campagna con il prato tutto intorno e l’altalena.
Mi ricordo quando Marcello e la sua famiglia venivano a trovarci... non per parlare di lavoro ma proprio perché Marcello e il mio Babbo erano anche amici.
Veniva con la sua famiglia: Paola la moglie, Elena la figlia, io ne ero molto contenta perché con Elena andavo d’accordo.
Aveva qualche anno in più di me le piaceva giocare nel prato, era alta e secca secca ben diversa da me!
Ricordo Marcello sempre sorridente con quello strano accento, ci abbracciava per salutarci ed era curioso di tutto quello che facevamo, mi faceva tante domande sui miei hobby di campagna... certo loro venivano da Milano e il giardino non lo avevano.
Mio papà diceva che era un’artista e quando per lavoro aveva fra le mani un suo disegno, al rientro del lavoro, andavamo di sopra dove avevamo un grande soggiorno e il rotolo di carta lo si poteva aprire per terra e così facevamo: tutti di sopra per vedere l’ultima creazione di Marcello e papà ci spiegava come quel disegno sarebbe diventato il tessuto per un bel vestito di alta moda.
Ho nelle orecchie la sua voce, vedo ancora il suo sorriso e ricordo bene anche le sue mani che hanno tanto creato.




Topylabrys

Caro Marcello,
Come va lì da Te?
Qui, come puoi vedere Il clima è cambiato; tutto molto difficile, cercano di NON farti sognare.
La mia mente è sempre tormentata perché ho avuto il Tuo stesso imprinting: CREATIVITÀ ... AVANTI TUTTA!
A volte per tenermi su di morale ripenso agli incontri UMANI che abbiamo avuto, in cui tutto si mischiava: lavoro, famiglia, arte, design , musica , sogni, progetti ecc... ecc... un trionfo di sentimenti, di passioni, di forme e colori mi hanno accolta in quello splendido palazzo: la Tua dimora, un vero e proprio capolavoro che hai saputo gestire meglio del Re Sole!
Lì ho respirato fra profumi, stoffe, disegni, dipinti, sculture una atmosfera irreale!
Marcello, ma che "tesoro" sei mai stato per tutti Noi amici?
Vogliamo parlare della Tua Generosità?
Io, che ero un pulcino, sono stata trattata al Tuo pari, come persona e come Artista.
Ma che EMOZIONE.
Tu ascoltavi i miei pensieri vaneggianti e mi invitavi a SOGNARE... sogni che nel tempo si sono anche concretizzati.
Beh, caro Marcello, il privilegio di poter respirare la Tua presenza ha lasciato un grande segno in me, sia come persona che come Artista. Ora che gli anni avanzano, guardo qualche volta il mio cammino e posso chiaramente affermare che sei stato una Meteora di Vita!
Le meteore purtroppo hanno una vita breve e questo è il grande limite. Ho avuto il privilegio di vivere anche nella Tua luce, quanto sono stata fortunata.
Si, caro Marcello, oltre che illuminare giornate straordinarie mi hai regalato anche due donne splendide: Paola ed Elena!
Ecco che la Tua vita continua attraverso la loro presenza che mi permette di rivivere la Tua magia e proietta tutti verso un futuro in cui ci rincontreremo nell’altra dimensione per rinnovare la stima e la danza dell’Arte che ci ha unito!
Marcello, attendimi!
Grazie di aver permesso di godere la bellezza e la vita delle Tue opere sorprendenti!


Image

Topylabrys




Ricordi di Giovanna Lalatta

Il GRANDE Marcello Parisi.

Marcello era un GRANDE. Così lo ricordo io. Un grande artista, designer e creativo, un grande Amico, un grande entusiasta della vita, e di tutto ciò che gli passava vicino.
Il suo grande sorriso con quegli occhi luminosissimi, sono la prima cosa che mi viene in mente ogni volta che penso a lui (che capita ancora spesso) e mi positivizzano immediatamente la giornata, ancora ora come allora.
La sua allegria ed energia, la sua passione e le sue multidisciplinari "grandezze" in ogni campo, queste grandi emozioni che lui vive e regala con tutto il suo grande calore mediterraneo, lui le traduce per lavoro, soprattutto in creatività, una creatività con la C maiuscola, una creatività che trabocca di dinamicità, espressività, sensibilità e poetica.
La grandezza di Marcello, grande sognatore visionario, amico e creativo, sta nella sua energia, energia vitale, energia "di pancia", di forti e al tempo stesso dolci emozioni, energia di danza, di risata, di dinamicità, di allegria, di forza, di impulsività positiva, di colore, di sensualità, di libertà, di slancio, di stile, di movimento...
La solarità e l’entusiasmo che da lui trasuda da ogni poro sicuramente le ricordano con me tutti quelli che hanno conosciuto Marcello.
Viaggiare con lui è stata una gioia di scoperte e ispirazioni, di stimoli e colori e il miglior modo di fare ricerca da trasferire nelle creazioni.


Image

Paola, Marcello e Giovanna



Manuela Mandelli      marzo 2020

Quando penso a Marcello, penso al suo sorriso.
Come per magia è sbocciata la nostra amicizia, un incanto che non sempre avviene e che spesso, se avviene, non dura.
Con Marcello invece si è protratta per sempre.
Abbiamo condiviso il suo progetto sulla meravigliosa villa settecentesca. Lui ne parlava come si parla di un gioiello prezioso, unico, così importante da occupare molto tempo nella sua mente e nel suo cuore.
Ho respirato con lui l’inebriante aria del bello nella trasformazione di quelle stanze antiche.
Sbocciavano nel loro splendore e il sorriso di Marcello era conferma di grande soddisfazione.
Ho ancora negli occhi, nelle orecchie e nel cuore i frammenti dei momenti passati a visionare e commentare gli stucchi, i dipinti, la volta del salone così maestosa e unica, ho nella mente le verifiche di una o dell’altra soluzione per rendere fruibili gli spazi senza toglier loro la mirabile bellezza.
In un dialogo armonico le scelte erano compiute, la villa Rosales Pallavicini Brambilla, nasceva a nuova vita, la sua creatura con il mio aiuto, prendeva forma e luce.
Abbiamo passato pomeriggi in attesa di essere ricevuti dal sovrintendente negli uffici delle Belle Arti a Milano e in quella austera anticamera le chiacchierate tra noi si infittivano in un intreccio piacevole di argomenti.
Come gustavo quei momenti che mi arricchivano e come mi contagiava il suo entusiasmo!
Quando penso a Marcello penso al suo sorriso.
Eccolo davanti a me, amabile ed empatico con l’energia propria dell’entusiasta.
Quando penso a Marcello ho la certezza che la nostra amicizia sia stata uno dei doni più belli che ho avuto nella vita.
E gli sorrido.


Image



Bruno Munari      di Paola Giovoni maggio 2020

Marcello ha sempre amato moltissimo le opere di Bruno Munari, era affascinato dal suo spirito acuto e dall’originalità delle sue intuizioni. Così diversi, Marcello ammirava l’essenzialità del Maestro, molto zen, pulito, sempre un passo avanti, Lui onnivoro, trasformista, decorativo, ma rigoroso nell’affrontare ogni argomento. Gli opposti si attraggono.
Ricordo nel 1986 una grande mostra, dedicata all’opera di Munari, a palazzo Reale a Milano, portammo con noi Elena e mio nipote Claudio, entrambi dodicenni, i ragazzi rimasero affascinati dalle forchette parlanti! Munari sapeva comunicare a tutti il suo spirito acuto e canzonatorio rivolgendosi anche a un pubblico giovanissimo.
Così quando nel settembre del 1990 fummo invitati da Alberto Munari, in occasione dei suoi 50 anni, ad una festa nello studio di suo papà, Bruno, la felicità di conoscerlo personalmente fu immensa. Lo studio, in via Vittoria Colonna, a Milano, era un luogo magico, ogni angolo una scoperta affascinante. Elena nel 1996 fece la sua tesi di laurea allo IED su Bruno Munari.
Le nostre frequentazioni divennero più numerose, venne spesso nella nostra casa a Cassano d’Adda con il figlio Alberto e la moglie Donata. Una sera di settembre del 1996, durante una festa, mi disse che gli sarebbe piaciuto lasciare una traccia sulle pareti del salone, ma gli affreschi lo bloccavano, così gli diedi il libro degli ospiti e dei pennarelli e Munari dedicò a Marcello e a tutti noi degli schizzi bellissimi.
Ora saranno di nuovo insieme e continuano ad offrirci la loro creatività complementare.



Image

Nome di Marcello disegnato da Munari



Image

Il libro degli ospiti con i disegni di Munari